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L’ Eterologa in Italia, una vittoria a metà!

La recente sentenza della Corte Costituzionale (n. 162/2014), ha sancito l’ illegittimità del divieto di praticare tecniche di fecondazione eterologa in Italia, divieto che era previsto dalla Legge 40 in materia di PMA.

Di fatto l’ eterologa è quindi consentita e la sentenza ha indicato i presupposti giuridici sui cui si dovrà basare in Italia l’ eterologa, chiarendo molti aspetti ma anche ponendo degli importanti vincoli che renderanno difficilmente attuabile, per lo meno per il gran numero di richieste e con alti indici di risultato, soprattutto l’ eterologa femminile (ovodonazione).

Molti aspetti vengono rimandati alle normative già vigenti, quindi vige l’ anonimato, i criteri di selezione delle donatrici/donatori dovranno seguire gli standard previsti dalle direttive europee in materia, vi è il riconoscimento giuridico del nascituro come figlio legittimo della coppia che ha ricorso a una tecnica eterologa.

Altri aspetti importanti dovranno invece essere definiti da linee guida specifiche, come ad esempio l’ età delle donatrici (in molti Paesi definita mediamente tra 20 e 32 anni) perché ovviamente l’ utilizzo di ovuli di donatrici di fasce di età più elevate determinano indici di successo decisamente inferiori, ma anche maggior incidenza di abortività e di anomalie fetali (es. Down)!!!

Non è ancora definita esattamente l’ età massima per poter accedere a tecniche eterologhe (l’ attuale definizione di “età potenzialmente fertile” è estremamente interpretativa e pone importanti aspetti etici, mentre in molti Paesi è esattamente definita (generalmente 50 anni).

Non è stabilito il numero massimo di nati da ogni donatrice/donatore, che costituisce invece una frequente domanda dei pazienti.

Però l’ aspetto più limitante è rappresentato dall’ esplicito divieto di ogni forma di rimborso economico per il donatore o la donatrice! Anzi con elevatissime sanzioni per i trasgressori!

Nella stragrande maggioranza dei paesi europei (e negli USA), è consentito, e previsto, un rimborso economico prestabilito per le donatrici le quali si sottopongono ai controlli, alle stimolazioni ormonali, ai monitoraggi, all’ anestesia e al prelievo ovocitario, accettando anche i rischi cui possono andare incontro durante le procedure (es. sindrome da iperstimolazione grave).

Questo determinerà che sarà ovviamente estremamente improbabile reclutare donatrici “ideali”, cioè donne giovani e sane che si sottopongano ad un percorso terapeutico per mettere i loro ovociti a disposizione di una ricevente (donatrice in esclusiva) o più riceventi (egg scharring).

Si potrà quindi contare solamente su “egg sharring di pazienti in terapia”, cioè su pazienti in terapia per un problema di sterilità (quindi spesso loro stesse affette da una problematica), che siano disposte a donare alcuni loro ovociti (e dovranno però essere informate che ciò riduce le loro stesse chance di gravidanza), calcolando che il numero di ovociti donati sarà ovviamente ridotto (quindi scarse possibilità di ottenere Blasticisti, che hanno i più elevati indici di gravidanza anche senza rischiare di creare gravidanze multiple con i conseguenti rischi materni e fetali !!!), inoltre va considerato che oltre il 60% delle pazienti in terapia in Italia ha un età superiore a 35 anni (quindi ovociti meno giovani con bassi indici di impianto e più rischi fetali!).

Altra possibile soluzione potrebbe essere l’ utilizzo di “ovociti congelati” accumulati nel periodo in cui la normativa in Italia imponeva di fertilizzarne solamente tre (prima della sentenza del 2009). Oltre all’ aspetto giuridico sul loro possibile utilizzo (serve il consenso della paziente che ha congelato gli ovociti e se sia valido il consenso retroattivo, sono stati eseguiti alla paziente al momento del congelamento tutti gli accertamenti sanitari previsti?), è indiscutibile che utilizzando ovociti crioconservati (specie se non di donne giovani e sane) gli indici di gravidanza sono sensibilmente inferiori a quelli ottenuti con ovociti freschi di donatrice “pura”, specie se in numero tale da consentire il trasferimento di embrioni in stadio di Blastocisti!

L’ eterologa maschile pone invece molti meno problemi di applicabilità , sia perché è molto probabile reclutare donatori senza riconoscere alcun compenso (ovviamente non necessitano di terapie ormonali ne corrono alcun rischio!), sia perché si può far facilmente ricorso a banche internazionali del seme.

Per queste considerazioni e le conseguenti limitazioni, in nostro gruppo internazionale “Centri Fivet Prof. Zech” prosegue l’ esecuzione dei cicli di ovodonazione nel nostro Centro estero di Pilsen (Repubblica Ceca) ove la normativa consente il reclutamento di donatrici “pure” e grazie alle nostre procedure (donatrici “in esclusiva” per una sola coppia ricevente, tecniche IMSI di selezione spermatica, colture Blastocitarie) e una lunga esperienza, ci permettono di vantare indici di gravidanza molto elevati (70-75% per transfer!) con basso indice di gemellarità.!
Centri Fivet Prof. Zech
IVF Zech International - socio associato
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